Un giardino a Pompei: la Casa del Bracciale d’Oro

L’area più occidentale di Pompei, affacciata su quella che in epoca romana costituiva la sottostante laguna a pochi distanza dallo scalo portuale, venne occupata negli ultimi decenni del II sec. a.C. da abitazioni provviste di terrazze panoramiche appoggiate alle mura urbiche che, subito dopo la deduzione della colonia da parte di Silla, vennero ad esaurire la loro funzione difensiva. Gli articolati complessi edilizi sorti in questa zona, con la conseguente riconversione urbanistica delle aree a cavallo tra la Regio VI e la Regio VII, sono conosciuti con il nome di  “ville urbane”.

Pompei, Casa del Bracciale d'Oro, pittura a giardino dell'oecus
Pompei, Casa del Bracciale d’Oro, pittura a giardino dell’oecus

In questo restyling urbanistico-edilizio si colloca, intorno alla seconda metà del I sec. a.C., la risistemazione della Casa del Bracciale d’Oro che insieme alla Casa con Biblioteca e alla villa di M. Fabius Rufus formano le ville urbane dell’Insula Occidentalis. La dimora deve il suo nome al ritrovamento di un enorme gioiello del peso di 610 grammi posto accanto a una vittima dell’eruzione. Gli ambienti più ricercati della casa si trovano al primo piano, dove era stato ricavata anche una piccola area termale. Tuttavia, è il secondo piano inferiore ad aver restituito alcune delle pitture più straordinarie di Pompei. Proprio qui, infatti, venne portato alla luce nel 1979 una delicata pittura a giardino che decorava la parete sud dell’oecus, ovvero la stanza di ricevimento. L’affresco, risalente all’età giulio-claudia, rappresenta un pregevole esempio di pittura illusionistica di giardino, un genere molto apprezzato dalle elitès romane tra la fine della repubblica e gli esordi del principato. Un tipo di decorazione pittorica che ha il suo “tipo” più antico  nella casa di Livia sul Palatino.

Come si diceva, quello del giardino, di probabile origine alessandrina, rappresenta un modello pittorico e decorativo che ha avuto molto seguito nel mondo romano. Oltre Roma – con la già ricordata testimonianza della casa di Livia e altri esempi costituiti da Villa Farnesina e dall’Auditorium di Gaio Mecenate sul colle Esquilino – non mancano per questa pittura riscontri anche nella stessa Pompei. Da segnalare, soprattutto, gli affreschi con giardino della Casa della Venere in conchiglia, della Casa del Menandro e soprattutto della Casa dei Cubicoli Floreali. Le pitture di quest’ultima, in particolare, si distinguono per la raffinatezza dell’esecuzione e lo straordinario slancio naturalistico delle immagini secondo una maniera attribuibile probabilmente alle stesse maestranze attive presso la Casa del Bracciale d’Oro.

Pompei, Casa del Bracciale d'Oro, pittura a giardino, particolare con colombaccio (sinistra) e colomba (destra)
Pompei, Casa del Bracciale d’Oro, pittura a giardino, particolare con pica e colombaccio (sinistra) e tortora (destra)

Le immagini dell’oecus nella Casa del Bracciale d’Oro ci rivelano l’esistenza di un delicato viridarium, un giardino domestico ricco di piante di ogni specie, animato da uccelli, erme marmoree e maschere dionisiache. Inoltre, fauna e flora sono riprodotte con estrema precisione, consentendo di riconoscere in tutti i loro particolari uccelli come la colomba, l’usignolo, la cornacchia o l’alzavola; ed anche piante tipiche dei giardini romani come l’oleandro, il corbezzolo, l’alloro e la rosa.

Angelo Mascolo  

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