L’Associazione Culturale NarteA presenta: “Meretrices – Tra le pieghe dell’ipocrisia”

Testi e regia Febo Quercia
Con Marianita Carfora, Annalisa Direttore, Peppe Romano, Katia Tannoia
Musiche del Maestro  Biagio Terracciano
Costumi Antonietta Rendina

Oltre la casa del famosissimo Domenico Mondragone, a Napoli esistono altri antichi luoghi dove l’arte della seduzione nasconde in seno la storia partenopea: sabato 3 ottobre 2015 (dalle ore 19:00) l’Associazione Culturale NarteA alza il sipario al Club 55 di via Toledo con Meretrices – Tra le pieghe dell’ipocrisia, uno spettacolo itinerante che, seguendo le impronte del tempo, indaga la storia del mestiere più antico del mondo per svelare pagine di storie occultate.

[cml_media_alt id='40568']Katia Tannoia in scena Meretrices (specchio)[/cml_media_alt]
Katia Tannoia in scena Meretrices (specchio)
Testi e regia di Febo Quercia, con gli attori professionisti Marianita Carfora, Annalisa Direttore, Peppe Romano, Katia Tannoia, e le musiche del Maestro Biagio Terracciano. Costumi di Antonietta Rendina. Per partecipare all’evento, è obbligatoria la prenotazione ai numeri 339.7020849334.6227785. Il costo del biglietti è di €12,00 a persona.

Spiega Febo Quercia:

Lo scopo della parlamentare socialista Merlin, quando varò la legge che porta il suo nome, era sollevare la condizione femminile in Italia poiché partiva dal presupposto che la prostituzione è un’attività degradante per la donna che nei bordelli pubblici lavora in condizioni di semischiavitù, ed era indegno che lo Stato riscuotesse tasse sul commercio del sesso. Quello che era vero nel 1958, però, non lo è totalmente nel 2015. C’è la questione del decoro urbano: la prostituzione è uscita dai bordelli e si è riversata nei marciapiedi delle città.

Non esistono doveri morali se non come vuoti termini coniati dalla società. Era il 4 marzo 1958 quando sulla Gazzetta Ufficiale fu pubblicata la legge Merlin per:

l’abolizione immediata della regolamentazione della prostituzione, norme più severe contro lo sfruttamento della prostituzione stessa, nonché la chiusura su tutto il territorio dei postriboli entro sei mesi”.

Dal 1948 ad oggi, le “case chiuse” restano una tematica su cui l’opinione comune si divide, ma com’era la vita di queste veneri vaganti dell’epoca? Negli anni ‘50 Napoli contava circa 900 case di piacere: tra le umili lupanare dei Quartieri Spagnoli ai bordelli lussuosi di via Toledo non si trovavano solo donne di postriboli o meretrici tesserate, ma le storie di Napoli…perché la storia di un popolo passa anche attraverso le lenzuola stropicciate di alcuni letti.

[cml_media_alt id='40567']Annalisa Direttore in scena Meretrices (scena 2) [/cml_media_alt]
Annalisa Direttore in scena Meretrices (scena 2)
Prima della Merlin, nel 1860, il governo Cavour pubblicò un regolamento sulla prostituzione che fu esteso a tutte le province annesse al Regno. Emanato per prevenire la riacutizzazione della sifilide nell’esercito piemontese in guerra, questa norma non fu applicata solo a scopi sanitari. Tale regolamento rappresentava infatti uno strumento di controllo sulle donne da parte della società. In particolare, si autorizzava l’apertura di postriboli di Stato divisi in categorie, tassando il meretricio con imposte da versare nelle casse statali. Mille ruffiani aprirono, in pratica, i cancelli dell’ “Apocalisse”, nascondendosi tra le pieghe dell’ipocrisia.

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