La città restituita al mondo: Palmira

Lo scorso 27 marzo, l’esercito regolare siriano, ha annunciato la completa riconquista di Palmira. Il sito UNESCO, situato in un’oasi distante circa 240 km a nord-est da Damasco e finito sotto il controllo dei jihadisti dell’ISIS il 21 maggio 2015, è stato liberato dopo una lunga lotta partita già dall’estate del 2015 e che, com’è noto, è parte della sanguinosa guerra civile che sta interessando tutta la Siria.

Palmira, veduta del teatro greco-romano
Palmira, veduta del teatro greco-romano

Il sito archeologico di Palmira ha rappresentato, e tuttora rappresenta, l’emblema della furia distruttrice del Califfato. Benché il direttore delle antichità siriane Maamoun Abdulkarim abbia affermato che nell’insieme il complesso è in buono stato e che molte delle più importanti vestigia, tra cui l’Agorà, il teatro romano e le mura delle città siano intatte, l’antica capitale del “regno ribelle” della regina Zenobia reca ancora i segni di due gravi ferite: la distruzione completa del tempio di Baal Shamin e la barbara decapitazione dell’archeologo Khaled Asaad, direttore del sito.

Palmira, il Tempio di Baal, distrutto dai miliziani dell'ISIS il 30 agosto 2015
Palmira, il Tempio di Baal, distrutto dai miliziani dell’ISIS il 30 agosto 2015

Due fatti drammatici legati da un filo conduttore: il rifiuto da parte degli integralisti di ogni contatto con l’Occidente. In tal senso, proprio la distruzione del tempio di Baal è assai esemplificativa. Baal, il cui culto è stato introdotto nel mediterraneo orientale dai Fenici per poi divenire parte integrante del pantheon greco-ellenistico, è una delle divinità maggiormente interessate da fenomeni di sincretismo religioso, ovvero di fusione di elementi culturali e religiosi tra loro diversi.

A Palmira, così come ad Alessandria d’Egitto o in altri centri dell’Oriente ellenizzato, il dio dalla barba fluente veniva venerato nella duplice veste di Baal/Zeus o Mercurio come nel caso del sito siriano. In parole diverse, Baal è simbolo dell’integrazione tra etnie e culture eterogenee.

La distruzione del suo tempio, a Palmira, è dunque non un semplice atto di vandalismo. Al contrario, il rifiuto sprezzante di quell’osmosi tra il mondo romano e quello orientale, nella sua componente greco-ellenistica, che l’ISIS combatte e distrugge in nome della guerra santa contro l’Occidente.

Khaled Asaad, il direttore del sito di Palmira, decapitato dall'ISIS il 18 agosto 2015
Khaled Asaad, il direttore del sito di Palmira, decapitato dall’ISIS il 18 agosto 2015

La città di Palmira, nota col nome di Tadmor nel II millennio a.C., è menzionata, tra il XIX e il XVIII secolo a.C. negli archivi assiri e in quelli di Mari. A quel tempo era solo una città commerciale nella estesa rete che univa la Mesopotamia e la Siria settentrionale. Tadmor è citata anche nella Bibbia (nel libro delle Cronache e nel primo libro dei Re) in quanto città conquistata e fortificata da re Salomone. Dopo queste citazioni su Palmira cala il silenzio per circa un millennio, e solo nel I secolo a.C. viene citata col nuovo nome risalente al monarcato ellenistico dei Seleucidi (IV – I secolo a.C).

 

Palmira fu annessa ufficialmente alla provincia romana di Siria, verso il 19 d.C. Durante il principato di Tiberio (14-37) e Nerone (54-68) fu integrata nella provincia. In quegli anni lo scrittore Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, descrive Palmira mettendone in rilievo la ricchezza del suolo e la sua importanza per il ruolo che ricopriva come principale via di commercio tra Persia, India, Cina, e l’impero romano. Sotto Tiberio risale la costruzione del santuario dedicato alla triade palmirena costituita da Baal, Yarhibol (il Sole) e Aglibol (la Luna). Nel 129 l’imperatore Adriano visitò Palmira e la proclamò città libera, dandole il nome di Palmira Hadriana. Status che venne formalizzato tra la fine del II e l’inizio del III secolo.

Palmira, bassorilievo della regina "ribelle" Zenobia,
La regina “ribelle” Zenobia, in un raro bassorilievo rinvenuto a Palmira

Quando, nel 268, il governatore Odenato venne assassinato in seguito a un complotto politico ordito da sua moglie Zenobia ed eseguito dal nipote Maconio, Zenobia prese il potere, allo scopo di creare un impero d’Oriente in conflitto con quello di Roma. Il disinteresse apparente degli imperatori romani e la morte, nel 269, dell’imperatore Claudio II e del fratello Quintiliano, incoraggiarono la regina a ribellarsi all’autorità romana. Fu l’inizio di una rivolta interna che tenne impegnate le legioni romane, e in primo luogo il nuovo imperatore Aureliano acclamato nel 270, fino alla fine del 272, anno in cui il regno di Palmira venne sottomesso e riportato nuovamente sotto l’egida di Roma. Secondo le fonti, Zenobia, la fiera regina dell’effimero impero d’Oriente, venne inviata a Roma e mostrata da Aureliano in ogni città.

Angelo Mascolo

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