Alla scoperta di villa Cuomo

Nel comune di Sant’Antonio Abate (Na) nella fascia pedemontana nell’antico ager Stabianus a circa 54 m s.l.m. sorge una villa rustica romana scomparsa a seguito dell’eruzione del 79 d.C. La villa, che attualmente occupa una superficie di circa 500 mq, è stata interessata da due indagini archeologiche, la prima nel 1974 a spese del proprietario Sig. Carlo Cuomo che portò alla luce solamente la parte servile della villa, la seconda, invece, nel 2009 che ha riportato alla luce il resto del peristilio.

L’accesso alla villa è dato da un’area scoperta, a destra della quale troviamo l’ambiente 2, probabilmente un’aia il cui ingresso, con stipiti in opera listata, era sul lato ovest. Tale ambiente era addossato alle pareti della villa ed aveva il piano di calpestio leggermente inclinato verso ovest per il deflusso dell’acqua piovana che, attraverso un foro, veniva convogliata nel collettore, posto lungo tutto il lato sud della villa.

Distanziato dall’edificio di alcuni metri, si può osservare l’ambiente 1, rivestito in cocciopesto, la cui funzione doveva essere quella di abbeveratoio. Procedendo verso ovest si trova l’ambiente 11 occupato da una grande vasca in muratura e completamente aperto sul lato sud. Da questo ambiente, attraverso cinque gradini in muratura, è possibile accedere al collettore (ambiente 3), all’interno del quale furono rinvenuti due scheletri umani rannicchiati, che probabilmente cercavano di sfuggire all’eruzione.

Superato l’ambiente 11 e proseguendo verso nord ci immettiamo in un porticato (ambiente 14). Scavato solo parzialmente, si osservano due pilastri rettangolari in opera mista, con andamento nord-sud e sulla parete est fu rinvenuto e distaccato un affresco raffigurante una scena di sacrificio taurile ed un serpente agatodemone. A breve distanza dal dipinto vi è un’ara sacrificale in muratura su cui poggiava una pietra a forma di testa umana.

Superato il porticato troviamo l’ingresso al peristilio, a sud del quale si aprono diversi ambienti. Si parte da due piccoli ambienti comunicanti tra loro. Il primo, l’ambiente 10, ha pareti prive di intonaco e il pavimento in terra battuta, verosimilmente per lavori in atto alla villa. Il secondo, l’ambiente 15, presenta pareti ricoperte da signino e da intonaco grezzo con pavimento in terra battuta. Entrambi probabilmente avevano la funzione o di depositi o celle rustiche o di cubicoli per gli addetti all’azienda agricola.

Proseguendo verso est troviamo l’ambiente 9, una cucina molto vasta con tre finestre. Il pavimento è in cocciopesto con un motivo centrale formato da grosse tessere bianche a riquadri geometrici. Le pareti presentano una zoccolatura dipinta a fondo nero e superiormente intonaco grezzo. Addossato alla parete est, è collocato un piccolo forno ad una sola camera, costituito da una base rettangolare in opera mista di tufelli e tegole fratte, sulla quale si innesta una volta semicircolare, realizzata con parte di dolio tagliata appositamente. Veniva utilizzato per tenere al caldo gli alimenti appena cotti. In questo ambiente furono rinvenuti numerosi oggetti come anfore, ceramiche e strumenti agricoli.

Proseguendo verso est troviamo l’ambiente 8, un cubiculum decorato in III stile a fondo bianco e inseriti nella zona mediana, quadretti con singoli animali in movimento (leone, lepre, pantera), distaccati al momento dello scavo.

Il pavimento è in cocciopesto e presenta nella zona centrale tessere nere disposte in disegno circolare. Le pareti dipinte presentano uno zoccolo nero, un registro mediano a fondo bianco con edicole e pannelli, colonnine e candelabri. Il registro superiore a fondo bianco presenta edicole sormontate da volatili con tralci e festoni.

Segue l’ambiente 4 di notevole dimensione, con pavimento in terra battuta, che presenta nella parete sud la nicchia di un larario intonacata a fondo bianco con una semplice decorazione a fasce rosse e nere. Alla base della nicchia si legge l’iscrizione a carboncino “AMETTESI”, di incerta interpretazione. Nel centro poggia sul pavimento un elemento in opera incerta di forma circolare, probabilmente la base di una macina.

A nord dell’ambiente 4, troviamo l’ambiente 5, alcuni studiosi ritengono che quest’ambiente fosse adibito alla conservazione di prodotti caseari per la presenza di tracce delle mensole di legno sorrette da travi innestate nelle pareti.

Proseguendo verso nord troviamo le scale (ambiente 7) di accesso al piano superiore, i cui gradini presentano ancora l’impronta delle tavolette di legno che li ricoprivano. L’ambiente 6, probabilmente un triclinio, ha due vani di accesso con pavimento in signino e al centro un disegno geometrico di ottima esecuzione formato da tessere lapidee bianche e nere.

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interno dell’ambiente 6.

La decorazione parietale è in III stile di ottima qualità a sfondo monocromo nero. Lo zoccolo presenta una decorazione geometrica a rombi racchiusi in rettangoli. Il registro mediano invece ha al centro di ogni parete una grande edicola e colonnine bianche decorate. Si osservano cigni alternati a frutti magistralmente dipinti. Così anche il registro superiore che contiene piccoli motivi decorativi legati al mondo animale e vegetale.

L’ambiente centrale del complesso archeologico è dato dal peristilio (ambiente 12) in terra battuta e parte in cocciopesto. In questa zona si sono rinvenuti i seguenti graffiti:

STABIANI HIC SINE THALAMO(qui gli stabiani senza il letto)

CRESO… MIGIA FEDAT(bestemmia)

Fonti:
M. Ruggiero, Dagli Scavi di Stabiae del 1749 al 1782. Notizie raccolte e pubblicate da Michele Ruggiero, Napoli 1881.
C. Cuomo, La villa rustica di Sant’Antonio Abate da me dissepolta, Pompei 1976.
G. Sorrentino – E. C. Marino, Sant’Antonio Abate, storia civile e religiosa del paese e del suo territorio, Materdomini 1983.
V. Cimmelli, Sant’Antonio Abate. Storia del territorio, Sant’Antonio Abate 1991.
G. Bonifacio – A. M. Sodo, Stabiae, guida archeologiche alle ville, Castellammare di Stabia 2001.
G. Sorrentino – G. Alfano – D. Sorrentino, Corpus di iscrizioni in territorio di Sant’Antonio Abate, Sant’Antonio Abate 2003.
G. Stefani, Cibi e sapori a Pompei e dintorni, Boscoreale 2005.
F. Pensando – M. P. Guidobaldi, Pompei, Oplontis, Ercolano, Stabiae (“Guida archeologica Laterza”), Roma – Bari 2006.
G. Bonifacio – A. M. Sodo, Cultura & Società, anno I n. 1, Scafati 2007.
AA. VV., Otium ludens. Stabiae, cuore dell’impero romano, Castellammare di Stabia 2009.
AA. VV., Ager Pompeianus et Ager Stabianus, Napoli 2013.

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